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Crinum: caratteristiche, coltivazione e curiosità

Simile all’Amaryllis coltivato comunemente nelle case degli italiani, il Crinum è una pianta bulbosa che ad ogni primavera sviluppa delle infiorescenze vistose e particolarmente piacevoli. I bulbi solitamente provengono dall’Asia, dall’America e perfino dalle zone calde e umide dell’Africa e, per la precisione le specie originarie delle aree tropicali sono sempreverdi, ovvero non dotate di foglie caduche durante il periodo invernale come avviene per le altre varietà. Durante la primavera, dal bulbo di grosse dimensioni vengono prodotte e sottili foglie che possono raggiungere i 50-70 cm di lunghezza a seconda della varietà, in seguitosi sviluppa un fusto carnoso di circa 1 m d’altezza che porta sulla sommità dei fiori piuttosto grandi e di tonalità dal bianco al rosso.

Metodologie di coltivazione del Crinum
La coltivazione del Crinum non è affatto difficile. Il bulbo deve essere piantato durante la fase di riposo oppure all’inizio della primavera in un contenitore o in piena terra, a seconda del clima. Nella scelta del terriccio bisogna optare per una miscela di materia organica e torba molto leggere e soffici per facilitare la radicazione. Peraltro, avendo il Crinum bisogno di umidità costante, la torba è il materiale ideale per garantire sempre l’apporto giusto di acqua. Per la coltivazione in vaso, è bene scegliere dei contenitori sufficientemente capienti ovvero devono presentare circa un diametro 3-5 cm più ampio rispetto a quello del bulbo in modo fa lasciare sufficiente spazio all’apparato radicale. Quando si procede alla collocazione della pianta nel terreno, il bulbo va posizionato per ¾ sotto al livello del terreno lasciando emergere la parte apicale. Per quanto riguarda l’esposizione, il Crinum ama il clima caldo e il sole, per cui sono da preferire tutti quei posti dove può ricevere un sufficiente irraggiamento solare nella giornata. Vanno tuttavia evitati gli spostamenti, infatti questo genere di pianta non tollera pozioni diverse a tal punto che può potenzialmente perdere i fiori. Le annaffiature, invece, vanno fatte con regolarità da marzo fino ad ottobre per garantire sempre un certo tasso di umidità. Nel periodo invernale, quando la pianta è a riposto, l’innaffiatura non è richiesta se non in minima parte per evitare che il terreno si asciughi eccessivamente. Durante il trapianto, inoltre, è possibile eseguire la moltiplicazione del bulbo separando i bulbilli formati attorno ad esso. Una volta piantati, potranno fiorire nell’arco di un paio d’anni a seconda della dimensione. Un altro metodo utilizzato per la propagazione è la semina dei semi ottenuti dopo la fioritura. In questo caso il tempo per la maturazione della pianta è più lungo perché ci vorranno circa 5 anni per ottenere dei bulbi pronti a fiorire.

Malattie e cure del Crinum
Greneralmente il Crinum è una bulbosa molto resistente ai parassiti e agli insetti, per questo motivo non dovrebbero presentarsi problemi durante la coltivazione. Può verificarsi un’infestazione di afidi sulle foglie, ma è sufficiente passare sulla superficie un panno con alcol o con uno spray apposito per eliminare questi piccoli nemici. Assai problematica è, invece, la muffa che può svilupparsi a causa delle troppe annaffiature. Il ristagno d’acqua provoca, infatti, marciume radicale che porta alla morte della pianta stessa.

Curiosità sul Crinum
Alcune varietà del Crinum sono impiegate nella realizzazione di un fondale vegetale per gli acquari dal momento che amano particolarmente la collocazione in ambienti umidi e acquitrinosi. Fino ad ora i botanici hanno catalogato 180 specie di questa pianta sparse in tutto il mondo e con caratteristiche molto differenti tra di loro. Per fare in modo che ad ogni primavera queste bulbose rifioriscano, non bisogna effettuare dei trapianti ravvicinati. È infatti sufficiente sostituire il terriccio dopo 3-4 anni per non perdere la possibilità di vedere i fiori della pianta. I fiori, infine, ricordano molto quelli dei gigli.

 

 

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