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Quando le piante imparano a difendersi da sole: la storia dell'acacia e dell'antilope


Siamo nel 1981 e Il kundu, una varietà di antilope allevata in Sudafrica, diventa "famosa" in tutto il mondo per essere uno dei primi animali a praticare il suicidio di massa.

Nei parchi nazionali del Sudafrica, vennero trovati morti e a stomaco vuoto molti esemplari di questo animale. Senza vita, si adagiavano ai piedi delle acacie dove abitualmente  si recavano per nutrirsi cibandosi delle foglie di questo albero.

Dopo varie indagini, autopsie e prove sulle piante, si giunse ad una incredibile conclusione: la ragione del "suicidio" delle antilopi nasceva in primis dalla presenza delle recizioni create dall'uomo che limitava eccessivamente il loro raggio di azione ma anche e soprattutto dal fatto che le acacie, se eccessivamente predate, rendevano le loro foglie tossiche e quindi indigeribili per le antilopi.
Non solo.

L'acacia, grazie ad un sistema di "comunicazione" particolare, riusciva ad inviare un messaggio gassoso a base di etilene che avvertiva le piante vicine rendendo così velenose e non commestibili altre piante ai kundu i quali, limitati dalle recinzioni, non avevano via di scampo se non quella di scegliere tra la morte per blocco intestinale o la morte per fame.

Finito il periodo di predazione eccessiva, le foglie di acacia ritornavano commestibili.


Ma come si è arrivati a queste conclusioni?

Il team del professor Wouter van Hoven dell'Università di Pretoria, ha maltrattato e studiato una foresta di acacie per comprendere l'intensità e la durata del "meccanismo di difesa" di questa pianta.
Ecco a quali conclusioni è giunto:
"Gli alberi di acacia trasmettono un" segnale di allarme "ad altri alberi quando le antilopi mangiano le loro foglie. Wouter Van Hoven afferma che le acacie rosicchiate dall'antilope producono tannino fogliare in quantità letale ed emettono etilene nell'aria. L'etilene avverte altri alberi del pericolo imminente, che aumenta la loro produzione di tannino per soli cinque o dieci minuti. Van Hoven fece la sua scoperta quando gli fu chiesto di indagare sull'improvvisa morte di circa 3000 antilopi sudafricane, chiamate kudu, nei ranch del Transvaal. Notò che la giraffa, che vagava liberamente, mangiava solo da un albero di acacia su dieci, evitando quegli alberi che erano sottovento. Il  Kudu invece, che era recintato nei ranch, poteva mangiare solo foglie di acacia  durante i mesi invernali. Quindi l'antilope continuava a mangiare fino a quando il tannino dalle foglie scatenava una reazione a catena metabolica letale nel suo corpo. "

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